Le storie della Partita del Cuore

Le storie della Partita del Cuore

Come sapete, questo mese GLS ha sponsorizzato la Partita del Cuore, un evento annuale di beneficienza che, quest’anno ha raccolto fondi per il Comitato Maria Letizia Verga per lo studio e la cura della leucemia nel bambino e per la Cooperativa sociale La Meridiana, che realizza progetti a sostegno dell’anzianità fragile.

Abbiamo deciso di riservare 2 biglietti per la partita ai dipendenti. Per provare a vincerli, dovevano mandarci il racconto di un’avventura folle, simpatica o particolare, vissuta per vedere il proprio cantante o calciatore preferito.

Le loro storie ci sono piaciute molto e ci hanno strappato un sorriso. Quindi, abbiamo pensato di condividerne alcune con voi!

Giuseppe Macrellino

“Io ho due episodi un po’ “folli” da raccontare. Per acquistare il biglietto per il concerto degli U2 del maggio1992, ho fatto la fila al Palazzetto di Piazzale Lotto, a Milano, dalle 20.00 della sera prima fino alle 9.00 del mattino successivo. Il secondo episodio, invece, risale a quando per acquistare i biglietti per la finale di Champions League del Milan, anno 1995, rimasi in fila dalle 17.00 della sera prima alle 12.00 del giorno dopo, sotto i Portici del Milan Point di Milano.”

Valentina Ianniello

“Buongiorno e innanzitutto grazie per aver intrapreso questa bella iniziativa. In realtà la mia storia è molto semplice, ma per me è tanto semplice quanto significativa. Già da tempo mio figlio (8 anni) mi chiedeva insistentemente di andare a vedere una vera partita di calcio in un vero stadio. Non essendo mai stata in uno stadio e non essendo particolarmente interessata al calcio, ho cercato di portare avanti la risposta per procrastinare il tutto. Un giorno, improvvisamente, ho riflettuto e mi sono resa conto che sarebbe stato giusto esaudire questo desiderio e, nonostante siamo io e mio figlio e la spesa per l’acquisto dei biglietti di calcio di una partita non sia esigua, ho ascoltato il mio cuore. Dopo qualche minuto mi ero già addentrata in quel mondo per me sconosciuto dell’acquisto biglietti. Ho cercato di capire il procedimento, sono entrata in blog e Wikipedia per capire chi fossero i distinti e dove fosse la tribuna. Andavamo allo stadio, era giusto che almeno fossimo in un posto dove la partita si potesse vedere! Ho acquistato i biglietti ma la procedura non è andata a buon fine, quindi, disperata perché i biglietti stavano terminando, ho contattato il servizio clienti di un famoso sito di acquisto biglietti; non riuscivano a darmi la certezza che rifacendo l’operazione non si sarebbero addebitate due volte le spese di acquisto, ma la promessa ai bimbi va mantenuta e quindi sono andata avanti. Qualche giorno dopo eravamo in viaggio verso Udine per vedere Udine – Inter. Come anticipato, non ero mai stata in uno stadio, ma tra la contentezza di mio figlio, le emozioni e i brividi che solo uno stadio penso possa darti, abbiamo passato una giornata indimenticabile io e lui insieme.”

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Guglielmo Lomanto

“Sicuramente il viaggio più incredibile e faticoso è stato quello del 06 settembre 2008, quando io e 3 miei amici partimmo già all’imbrunire della sera prima da Vigevano (PV) a Roma per partecipare al concerto di Madonna allo Stadio Olimpico. Arrivammo circa alle 3 del mattino, pensando di essere in “pole position” rispetto a molti altri. Incredibilmente c’erano già circa un centinaio di persone in coda che, come noi, avevano anticipato (e di molto!) i tempi di arrivo per essere tra i primi davanti al palco. La giornata è passata lungamente in attesa del concerto serale, tra un caldo afoso, litri e litri di acqua bevuta in bottiglietta, canzoni cantate nell’attesa ed eventi tragicomici (+ 2/3 kg persi durante tutta la giornata). L’apertura dei cancelli alle 18.30 di sera è stata come una liberazione per tutti noi, e il live del concerto ha ripagato sicuramente la nostra tenacia giovanile. Sono cose che, d’altronde, si possono fare con quel pizzico di incoscienza che solo i ventenni hanno :-)”

Micaela Frisoli

“Ho avuto un’esperienza non recentissima, ma che dentro di me ha lasciato un simpatico segno e ho deciso di condividerla con voi, perché anche se vissuta da me e una mia amica, non l’ho mai raccontata… Era il 9 maggio 1991 e avevo 20 anni quando il sogno di incontrare il mio cantante preferito divenne realtà …e fin qui molti di noi potrebbero raccontare la medesima storia. Tuttavia per capire com’è successo devo andare a ritroso… Torniamo al 1990, quando una sera autunnale piovosa a Milano decisi di andare a trovare al lavoro mia mamma che lavorava agli uffici della EMI, la casa discografica. Quella sera c’era molta gente e fermento ai primi piani della villetta, posta in un viale alberato lontano da occhi indiscreti dei fan. Mia mamma mi accolse nel suo ufficio, dicendomi sottovoce di non girare troppo intorno e di non far casino, perché al piano inferiore nella sala di registrazione c’era un cantante famoso che stava registrando il suo ultimo album… Ragazzi, vi parlo di quei supporti che ora non ci sono più, i CD che allora erano di moda. Io stetti alle regole anche se ero piena di curiosità circa il personaggio. Come tutti i teenager ero impaziente di ascoltare, vedere, assistere. Ad un certo punto vidi entrare un ragazzo con i vestiti bagnati e i capelli scompigliati che portava una cassa di birre. Mi chiese dove poterle lasciare ed io, rimasta in ufficio sola, gli dissi di darle a me che ci avrei pensato io di metterle in conto al bar a nome EMI. Presi coraggio, appoggiai la cassa su un carrellino e mi avvicinai all’ascensore per portarla al piano di sotto, proprio in sala registrazione. È lì che avrei attuato il mio piano per dare un volto al cantante sconosciuto e soddisfare la mia curiosità… Sperando magari di potergli strappare un autografo. Fu così che l’ascensore si aprì e uscirono in 4, tra cui un uomo alto, magro, con un completo elegante bianco cangiante con tanto di borsalino. Presa alla sprovvista, traballai col carrellino e feci cadere le birre per terra. I personaggi appena usciti mi scansarono velocemente, chiedendomi un portacenere (allora si fumava nei locali). Ma mentre il mio piede stava scivolando su una delle bottiglie cadute, una mano mi afferrò il braccio al volo e mi tenne in piedi. Lo guardai e vidi lui, il famoso cantante, Rod Steward! Poco dopo se ne andò così come era apparso. Era ancora giovane e tanto tanto affascinante, inutile dirvelo! Per farvela breve… torniamo all’aprile del 1991: la casa discografica aveva sempre dei biglietti omaggio per i concerti dei suoi cantanti e io approfittai subito dell’occasione. Il concerto però era a Verona e allora le paghette erano rare. Così io e la mia amica del cuore per poterci pagare il biglietto del treno decidemmo di andare a fare le guardarobiere in discoteca. 9 maggio 1991, ore 11.00 del mattino, stazione centrale di Milano, treno per Verona. Già allora era tutto un corri corri, prendi il bus, poi la metro e infine sali 3 minuti prima sul treno. Direzione: concerto! È stato bello e divertente anche perché non solo riuscii a vedere Rod Steward cantare assieme a una vera orchestra, ma alla fine del concerto potei chiedergli un autografo. Lui non si ricordò di me, ero una tra tante ma io gli portai il tappo della birra come ricordo!

Guglielmo Lomanto

“Sicuramente il viaggio più incredibile e faticoso è stato quello del 06 settembre 2008, quando io e 3 miei amici partimmo già all’imbrunire della sera prima da Vigevano (PV) a Roma per partecipare al concerto di Madonna allo Stadio Olimpico. Arrivammo circa alle 3 del mattino, pensando di essere in “pole position” rispetto a molti altri. Incredibilmente c’erano già circa un centinaio di persone in coda che, come noi, avevano anticipato (e di molto!) i tempi di arrivo per essere tra i primi davanti al palco. La giornata è passata lungamente in attesa del concerto serale, tra un caldo afoso, litri e litri di acqua bevuta in bottiglietta, canzoni cantate nell’attesa ed eventi tragicomici (+ 2/3 kg persi durante tutta la giornata). L’apertura dei cancelli alle 18.30 di sera è stata come una liberazione per tutti noi, e il live del concerto ha ripagato sicuramente la nostra tenacia giovanile. Sono cose che, d’altronde, si possono fare con quel pizzico di incoscienza che solo i ventenni hanno :-)”

Micaela Frisoli

“Ho avuto un’esperienza non recentissima, ma che dentro di me ha lasciato un simpatico segno e ho deciso di condividerla con voi, perché anche se vissuta da me e una mia amica, non l’ho mai raccontata… Era il 9 maggio 1991 e avevo 20 anni quando il sogno di incontrare il mio cantante preferito divenne realtà …e fin qui molti di noi potrebbero raccontare la medesima storia. Tuttavia per capire com’è successo devo andare a ritroso… Torniamo al 1990, quando una sera autunnale piovosa a Milano decisi di andare a trovare al lavoro mia mamma che lavorava agli uffici della EMI, la casa discografica. Quella sera c’era molta gente e fermento ai primi piani della villetta, posta in un viale alberato lontano da occhi indiscreti dei fan. Mia mamma mi accolse nel suo ufficio, dicendomi sottovoce di non girare troppo intorno e di non far casino, perché al piano inferiore nella sala di registrazione c’era un cantante famoso che stava registrando il suo ultimo album… Ragazzi, vi parlo di quei supporti che ora non ci sono più, i CD che allora erano di moda. Io stetti alle regole anche se ero piena di curiosità circa il personaggio. Come tutti i teenager ero impaziente di ascoltare, vedere, assistere. Ad un certo punto vidi entrare un ragazzo con i vestiti bagnati e i capelli scompigliati che portava una cassa di birre. Mi chiese dove poterle lasciare ed io, rimasta in ufficio sola, gli dissi di darle a me che ci avrei pensato io di metterle in conto al bar a nome EMI. Presi coraggio, appoggiai la cassa su un carrellino e mi avvicinai all’ascensore per portarla al piano di sotto, proprio in sala registrazione. È lì che avrei attuato il mio piano per dare un volto al cantante sconosciuto e soddisfare la mia curiosità… Sperando magari di potergli strappare un autografo. Fu così che l’ascensore si aprì e uscirono in 4, tra cui un uomo alto, magro, con un completo elegante bianco cangiante con tanto di borsalino. Presa alla sprovvista, traballai col carrellino e feci cadere le birre per terra. I personaggi appena usciti mi scansarono velocemente, chiedendomi un portacenere (allora si fumava nei locali). Ma mentre il mio piede stava scivolando su una delle bottiglie cadute, una mano mi afferrò il braccio al volo e mi tenne in piedi. Lo guardai e vidi lui, il famoso cantante, Rod Steward! Poco dopo se ne andò così come era apparso. Era ancora giovane e tanto tanto affascinante, inutile dirvelo! Per farvela breve… torniamo all’aprile del 1991: la casa discografica aveva sempre dei biglietti omaggio per i concerti dei suoi cantanti e io approfittai subito dell’occasione. Il concerto però era a Verona e allora le paghette erano rare. Così io e la mia amica del cuore per poterci pagare il biglietto del treno decidemmo di andare a fare le guardarobiere in discoteca. 9 maggio 1991, ore 11.00 del mattino, stazione centrale di Milano, treno per Verona. Già allora era tutto un corri corri, prendi il bus, poi la metro e infine sali 3 minuti prima sul treno. Direzione: concerto! È stato bello e divertente anche perché non solo riuscii a vedere Rod Steward cantare assieme a una vera orchestra, ma alla fine del concerto potei chiedergli un autografo. Lui non si ricordò di me, ero una tra tante ma io gli portai il tappo della birra come ricordo!

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“Sicuramente il viaggio più incredibile e faticoso è stato quello del 06 settembre 2008, quando io e 3 miei amici partimmo già all’imbrunire della sera prima da Vigevano (PV) a Roma per partecipare al concerto di Madonna allo Stadio Olimpico. Arrivammo circa alle 3 del mattino, pensando di essere in “pole position” rispetto a molti altri. Incredibilmente c’erano già circa un centinaio di persone in coda che, come noi, avevano anticipato (e di molto!) i tempi di arrivo per essere tra i primi davanti al palco. La giornata è passata lungamente in attesa del concerto serale, tra un caldo afoso, litri e litri di acqua bevuta in bottiglietta, canzoni cantate nell’attesa ed eventi tragicomici (+ 2/3 kg persi durante tutta la giornata). L’apertura dei cancelli alle 18.30 di sera è stata come una liberazione per tutti noi, e il live del concerto ha ripagato sicuramente la nostra tenacia giovanile. Sono cose che, d’altronde, si possono fare con quel pizzico di incoscienza che solo i ventenni hanno :-)”

Micaela Frisoli

“Ho avuto un’esperienza non recentissima, ma che dentro di me ha lasciato un simpatico segno e ho deciso di condividerla con voi, perché anche se vissuta da me e una mia amica, non l’ho mai raccontata… Era il 9 maggio 1991 e avevo 20 anni quando il sogno di incontrare il mio cantante preferito divenne realtà …e fin qui molti di noi potrebbero raccontare la medesima storia. Tuttavia per capire com’è successo devo andare a ritroso… Torniamo al 1990, quando una sera autunnale piovosa a Milano decisi di andare a trovare al lavoro mia mamma che lavorava agli uffici della EMI, la casa discografica. Quella sera c’era molta gente e fermento ai primi piani della villetta, posta in un viale alberato lontano da occhi indiscreti dei fan. Mia mamma mi accolse nel suo ufficio, dicendomi sottovoce di non girare troppo intorno e di non far casino, perché al piano inferiore nella sala di registrazione c’era un cantante famoso che stava registrando il suo ultimo album… Ragazzi, vi parlo di quei supporti che ora non ci sono più, i CD che allora erano di moda. Io stetti alle regole anche se ero piena di curiosità circa il personaggio. Come tutti i teenager ero impaziente di ascoltare, vedere, assistere. Ad un certo punto vidi entrare un ragazzo con i vestiti bagnati e i capelli scompigliati che portava una cassa di birre. Mi chiese dove poterle lasciare ed io, rimasta in ufficio sola, gli dissi di darle a me che ci avrei pensato io di metterle in conto al bar a nome EMI. Presi coraggio, appoggiai la cassa su un carrellino e mi avvicinai all’ascensore per portarla al piano di sotto, proprio in sala registrazione. È lì che avrei attuato il mio piano per dare un volto al cantante sconosciuto e soddisfare la mia curiosità… Sperando magari di potergli strappare un autografo. Fu così che l’ascensore si aprì e uscirono in 4, tra cui un uomo alto, magro, con un completo elegante bianco cangiante con tanto di borsalino. Presa alla sprovvista, traballai col carrellino e feci cadere le birre per terra. I personaggi appena usciti mi scansarono velocemente, chiedendomi un portacenere (allora si fumava nei locali). Ma mentre il mio piede stava scivolando su una delle bottiglie cadute, una mano mi afferrò il braccio al volo e mi tenne in piedi. Lo guardai e vidi lui, il famoso cantante, Rod Steward! Poco dopo se ne andò così come era apparso. Era ancora giovane e tanto tanto affascinante, inutile dirvelo! Per farvela breve… torniamo all’aprile del 1991: la casa discografica aveva sempre dei biglietti omaggio per i concerti dei suoi cantanti e io approfittai subito dell’occasione. Il concerto però era a Verona e allora le paghette erano rare. Così io e la mia amica del cuore per poterci pagare il biglietto del treno decidemmo di andare a fare le guardarobiere in discoteca. 9 maggio 1991, ore 11.00 del mattino, stazione centrale di Milano, treno per Verona. Già allora era tutto un corri corri, prendi il bus, poi la metro e infine sali 3 minuti prima sul treno. Direzione: concerto! È stato bello e divertente anche perché non solo riuscii a vedere Rod Steward cantare assieme a una vera orchestra, ma alla fine del concerto potei chiedergli un autografo. Lui non si ricordò di me, ero una tra tante ma io gli portai il tappo della birra come ricordo!

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